LE STRADE NEL BOSCO

Una buona (nel senso di accettabile) viabilità è la condizione fondamentale perché possa tornare la vita su questi monti: per trasportare ciò che occorre per vivere e lavorare, per spostarsi in qualunque stagione tutte le volte che serve (per necessità o diletto), per confidare in un soccorso immediato (dovesse servire). Vediamo come la viabilità ordinaria potrebbe essere migliorata da un tipo di viabilità un tempo molto praticata (si passava dappertutto!): mulattiere e sentieri che diventano le strade del bosco.

LE STRADE NEL BOSCO
per entrare nel bosco e scoprire come oggi è ridotto;
per riportare il bosco al giardino che era fino agli anni Cinquanta

Per vivere delle risorse del bosco come logica vorrebbe (visto anche come sta andando il mondo) e salvare il bosco e con esso la montagna, è indispensabile intervenire prima che sia troppo tardi riappropriandosi del bosco. L’incuria, l’abbandono, la natura stessa che si fa strada in modo incontrollato, orde di animali selvatici famelici e devastanti - per giunta in continuo aumento - hanno impoverito quando non seriamente compromesso le risorse che il territorio può offrire. Nel bosco, nella grande generalità, oggi è impossibile accedere: i sentieri ormai da tempo sono diventati impraticabili, le stesse mulattiere sono interrotte da frane, da alberi caduti. Un tempo il trasporto era assicurato dai somari o dagli stessi abitanti che fin da piccoli imparavamo ad andare in giro “sempre carichi come somari”. (Quanti sarebbero disposti oggi a fare altrettanto?)
Allora come sarà possibile utilizzare di nuovo le risorse che la montagna offre? Risorse ecologiche e rinnovabili: pensiamo alla legna, fonte di calore buono e non inquinante; pensiamo alle castagne, cibo delle popolazioni appenniniche da tempo immemorabile; ai prodotti del sottobosco; alle coltivazioni di piccoli orti sui terrazzamenti che davano ottimi prodotti sani e genuini.
Come rendere possibile tutto ciò? Creando piste percorribili da mezzi appositi (trattori, mezzi agricoli, mezzi movimento terra) che potrebbero consentire il trasporto del legname, il ripristino del sottobosco, il rimboschimento controllato, la creazione di spazi da coltivare ripristinando i campi di una volta.
Una volta realizzati questi percorsi si potrebbe incrementare il trekking e il cicloturismo con conseguenti vantaggi per il commercio locale; ovviamente queste strade non sarebbero percorribili dalle auto, nessuno vuole portare la città in montagna: si vuole continuare a tutelare l’aria pura, il silenzio, il verde.
Un gruppo di proprietari - riuniti in forma di impresa agricola o consorzio - avrebbe la forza economica per iniziare ad intraprendere questo percorso supportato subito dal Comune, in seguito da finanziamenti della Regione e da fondi dell’U.E.. Se si vuol cominciare ad ottenere qualcosa, bisogna partire e se non lo fanno gli ultimi che queste terre le hanno abitate quando erano piene di vita, coloro che le hanno ereditate o quanti ne sono diventati i nuovi proprietari, non si può pensare che intervenga lo Stato o qualcuno che per puro altruismo se ne faccia carico; è necessario dimostrare che ci si muove in modo autonomo ma deciso, per poi chiedere aiuto.

Allora ecco un appello ai piccoli proprietari che amano questo territorio e soffrono nel vederne il degrado che lo sta portando alla morte: uniamoci in impresa agricola, dimostriamo con i fatti che si può fare qualcosa; partiamo con una azione anche piccola, ma significativa. Ad esempio, puliamo e ampliamo una pista di collegamento tra due abitati; tagliamo le piante e cominciamo a far legna e legnameme, ripristiniamo un vecchio campo: chissà che da una piccola iniziativa non se ne sviluppi una più grande; è stato sempre così, perché non questa volta?