FRANE AMBIENTALI E MENTALI

Il nostro territorio assomiglia sempre di più ad una ragnatela: tenacissima finché non viene toccata, ma cedevole appena la sfiori. I nostri tecnici intelligentoni, che hanno anche studiato, avrebbero dovuto andare a scuola dai vecchi che sapevano benissimo che l’acqua fa danno quando corre troppo e più ancora quando  ristagna. Ecco perché questi nostri monti erano tutti terrazzati a dovere, con l’acqua piovana regolata ovunque da scoli e fossetti tenuti sempre puliti per far andare a basso le acque quando il terreno ha bevuto a basta.
Oggi l’acqua piovana va dove vuole e si incunea subdola dove la montagna è maggiormente ferita, per l’abbandono dell’uomo e per lo scempio che del terreno fanno giorno dopo giorno le piante sradicate e le zanne dei cinghiali. Ma nessuno vede e provvede. Così frana ovunque: oggi sulla strada Bellavalle-Sambuca, domani più in là, in altro versante, sopra, sotto e via. Ce n’è per tutti.frana1

Coi soldi spesi per tamponare i disastri - perché di  toppe ogni volta si tratta – si potrebbero finanziare opere strutturali di salvaguardia e valorizzazione del territorio che porterebbero gli ultimi residenti a restare e a far tornare la gente che è andata via. Creando posti di lavoro in zona e nuove risorse ambientali ed umane.
Ma i Signori che stanno seduti nel Palazzo di Taviano, ora come prima in allegra brigata, quando piove guardano dalla finestra il nero lucido dell’asfalto che scende dalla Collina e inseguono affascinati la scia rossa dei fanali di coda che fuggono verso la civiltà. Loro tenutari forzati, quasi, dell’emblema di una rocca gloriosa che sicuramente non vedrà altri fasti; anzi vien da meravigliarsi come lassù, a Castello, si reggano ancora una sull’altra le ultime pietre rimaste.

Sante Ballerini

Questa in atto a Bellavalle è solo “l’ultima mossa” di un vasto fronte a rischio che ha  un precedente ben documentato: 5 ottobre 1937. Notizia e foto sono di Dino Borgognoni.